Lac du Bourget, Hautecombe (Savoie - France) - © F. Filippini - 2013


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Veglia Pasquale 2016

Introduzione

Coloro i quali erano presenti alla veglia dello scorso anno ricorderanno che avevamo costruito le nostre riflessioni su una serie di affermazioni di Papa Francesco sulla "cultura dello spreco". Ora il pensiero del Papa si è materializzato in nell’enciclica "Laudato Sii". Dunque, ci è sembrato giusto riprendere esattamente da dove ci eravamo lasciati l’anno scorso.

Canzone – Il Cantico Delle Creature (2000 - A. Branduardi – S. Francesco d’Assisi)

A te solo Buon Signore, si confanno lode e onore
A te ogni laude et benedizione
A te solo si confanno che l’altissimo tu sei,
E null’omo degno è te mentovare.
Sii laudato mio Signore con le tue creature
Specialmente frate sole e la sua luce
Tu ci illumini di lui che è bellezza e splendore
Di te altissimo Signore porta il segno
Sii laudato mio Signore per sorelle luna e stelle
Che tu in cielo le hai formate chiare e belle
Sii laudato per frate vento aria, nuvole e maltempo
Che alle tue creature dan sostentamento.
Sii laudato mio Signore per sorella nostra acqua ella è casta molto utile e preziosa
Sii laudato per frate foco che c’illumina la notte ed è bello giocondo e robusto e forte.
Sii laudato mio Signore per la nostra madre terra ella è che ci sostenta e ci governa
Sii laudato mio Signore vari frutti lei produce e molti fiori coloriti e verde l’erba
Sii laudato per coloro che perdonano per il tuo amore sopportando infermità e tribolazione
E beati sian coloro che cammineranno in pace che da te bon signore avran corona.
Sii laudato mio Signore per la morte corporale chè da lei nessun che vive può scappare
E beati saran quelli nella tua volontà che sorella morte non gli farà male.
Lettura
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"Laudato si’, mi’ Signore », cantava san Francesco d’Assisi. In questo bel cantico ci ricordava che la nostra casa comune è anche come una sorella, con la quale condividiamo l’esistenza, e come una madre bella che ci accoglie tra le sue braccia : « Laudato si’, mi’ Signore, per sora nostra matre Terra, la quale ne sustenta et governa, et produce diversi fructi con coloriti flori et herba ».

Questa sorella protesta per il male che le provochiamo, a causa dell’uso irresponsabile e dell’abuso dei beni che Dio ha posto in lei. Siamo cresciuti pensando che eravamo suoi proprietari e dominatori, autorizzati a saccheggiarla. La violenza che c’è nel cuore umano ferito dal peccato si manifesta anche nei sintomi di malattia che avvertiamo nel suolo, nell’acqua, nell’aria e negli esseri viventi. Per questo, fra i poveri più abbandonati e maltrattati, c’è la nostra oppressa e devastata terra, che « geme e soffre le doglie del parto ». Dimentichiamo che noi stessi siamo terra. Il nostro stesso corpo è costituito dagli elementi del pianeta, la sua aria è quella che ci dà il respiro e la sua acqua ci vivifica e ristora.

Dall’Enciclica “Laudato Sii” – Papa Francesco

Lettura

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La terra vi concede generosamente i suoi frutti, e non saranno scarsi se solo saprete riempirvi le mani. E scambiandovi i doni della terra scoprirete l’abbondanza e sarete saziati. Ma se lo scambio non avverrà in amore e in generosa giustizia, renderà gli uni avidi e gli altri affamati. Quando voi, lavoratori del mare dei campi e delle vigne, incontrate sulle piazze del mercato i tessitori e i vasai e gli speziali, invocate lo spirito supremo della terra affinché scenda in mezzo a voi a santificare le bilance e il calcolo, affinché il valore corrisponda a valore. E non tollerate che tratti con voi chi ha la mano sterile, perché vi renderà chiacchiere in cambio della vostra fatica. A tali uomini direte : « Seguiteci nei campi o andate con i nostri fratelli a gettare le reti nel mare. La terra e il mare saranno con voi generosi quanto con noi ». E se là verranno i cantori, i danzatori e i suonatori di flauto, comprate pure i loro doni. Anch’essi sono raccoglitori d’incenso e di frutti, e ciò che vi offrono, benché sia fatto della sostanza dei sogni, distillano ornamento e cibo all’anima vostra. E prima di lasciare la piazza del mercato, badate che nessuno vada via a mani vuote. Poiché lo spirito supremo della terra non dormirà in pace nel vento sino a quando il bisogno dell’ultimo di voi non sarà appagato.

Dal “Profeta”, di Khalil Gibran - 1923

Lettura

Del bestiame, alcuni animali sono da soma, altri da macello : mangiate di quel che la provvidenza di Dio vi ha dato. Non spargete la corruzione sulla terra, dopo che è stata resa prospera. Invocatelo con timore e desiderio. La misericordia di Dio è vicina a quelli che fanno il bene. Egli è Colui che invia i venti, annunciatori e precursori della Sua misericordia. Quando poi recano una nuvola pesante, la dirigiamo verso una terra morta e ne facciamo discendere l’acqua con la quale suscitiamo ogni tipo di frutti.

(Corano VI:142), (Corano VII : 56-57)

Canzone – Aria … Non Sei Piú Tu (2007 - Celentano/Jovanotti)

Aria, da quando tu non sei più tu
Vivi
Costretta in clandestinità
Chiara
Piena di quel profumo che
Inebriava i sogni miei
Pura
Come una vergine eri tu
Vivi
Stuprata dalla civiltà
Chiusa
Ridotta già in cattività
Non puoi curar più i nostri guai
Tu che sei la madre
Condannata a morte
Dai figli tuoi
E dal sangue del tuo sangue
Leggi di giunte comunali
Con dentro i porci
Che decretan la tua morte
Lo Celentan sempre lo disse
Odia
Chi distrugge le città
Canta
Da quella notte di via Gluck
Il pianto dell’umanità
Raccontami di come
Di com’era dolce il sesso
E poi ancora
di com’era forte il vento
Lettura

La continua accelerazione dei cambiamenti dell’umanità e del pianeta si unisce oggi all’intensificazione dei ritmi di vita e di lavoro, in quella che in spagnolo alcuni chiamano “rapidación” (rapidizzazione). Benché il cambiamento faccia parte della dinamica dei sistemi complessi, la velocità che le azioni umane gli impongono oggi contrasta con la naturale lentezza dell’evoluzione biologica. A ciò si aggiunge il problema che gli obiettivi di questo cambiamento veloce e costante non necessariamente sono orientati al bene comune e a uno sviluppo umano, sostenibile e integrale. Il cambiamento è qualcosa di auspicabile, ma diventa preoccupante quando si muta in deterioramento del mondo e della qualità della vita di gran parte dell’umanità. Dopo un tempo di fiducia irrazionale nel progresso e nelle capacità umane, una parte della società sta entrando in una fase di maggiore consapevolezza.

Si avverte una crescente sensibilità riguardo all’ambiente e alla cura della natura, e matura una sincera e dolorosa preoccupazione per ciò che sta accadendo al nostro pianeta. Facciamo un percorso, che sarà certamente incompleto, attraverso quelle questioni che oggi ci provocano inquietudine e che ormai non possiamo più nascondere sotto il tappeto. L’obiettivo non è di raccogliere informazioni o saziare la nostra curiosità, ma di prendere dolorosa coscienza, osare trasformare in sofferenza personale quello che accade al mondo, e così riconoscere qual è il contributo che ciascuno può portare.

Dall’Enciclica “Laudato Sii” – Papa Francesco

Lettura

1. Noi vogliamo cantare l’amor del pericolo, l’abitudine all’energia e alla temerità.

2. Il coraggio, l’audacia, la ribellione, saranno elementi essenziali della nostra poesia.

3. La letteratura esaltò fino ad oggi l’immobilità pensosa, l’estasi ed il sonno. Noi vogliamo esaltare il movimento aggressivo, l’insonnia febbrile, il passo di corsa, il salto mortale, lo schiaffo ed il pugno.

4. Noi affermiamo che la magnificenza del mondo si è arricchita di una bellezza nuova ; la bellezza della velocità. Un’automobile da corsa col suo cofano adorno di grossi tubi simili a serpenti dall’alito esplosivo... un’automobile ruggente, che sembra correre sulla mitraglia, è più bella della Vittoria di Samotracia.

5. Noi vogliamo inneggiare all’uomo che tiene il volante, la cui asta ideale attraversa la Terra, lanciata a corsa, essa pure, sul circuito della sua orbita.

6. Bisogna che il poeta si prodighi con ardore, sfarzo e munificenza, per aumentare l’entusiastico fervore degli elementi primordiali.

7. Non v’è più bellezza se non nella lotta. Nessuna opera che non abbia un carattere aggressivo può essere un capolavoro. La poesia deve essere concepita come un violento assalto contro le forze ignote, per ridurle a prostrarsi davanti all’uomo.

8. Noi siamo sul promontorio estremo dei secoli ! Perché dovremmo guardarci alle spalle, se vogliamo sfondare le misteriose porte dell’impossibile ? Il Tempo e lo Spazio morirono ieri. Noi viviamo già nell’assoluto, poiché abbiamo già creata l’eterna velocità onnipresente.

9. Noi vogliamo glorificare la guerra - sola igiene del mondo - il militarismo, il patriottismo, il gesto distruttore dei libertari, le belle idee per cui si muore e il disprezzo della donna.

10. Noi vogliamo distruggere i musei, le biblioteche, le accademie d’ogni specie, e combattere contro il moralismo, il femminismo e contro ogni viltà opportunistica e utilitaria.

11. Noi canteremo le grandi folle agitate dal lavoro, dal piacere o dalla sommossa : canteremo le maree multicolori e polifoniche delle rivoluzioni nelle capitali moderne ; canteremo il vibrante fervore notturno degli arsenali e dei cantieri, incendiati da violente lune elettriche ; le stazioni ingorde, divoratrici di serpi che fumano ; le officine appese alle nuvole per i contorti fili dei loro fumi ; i ponti simili a ginnasti giganti che scavalcano i fiumi, balenanti al sole con un luccichio di coltelli ; i piroscafi avventurosi che fiutano l’orizzonte, e le locomotive dall’ampio petto, che scalpitano sulle rotaie, come enormi cavalli d’acciaio imbrigliati di tubi, e il volo scivolante degli aeroplani, la cui elica garrisce al vento come una bandiera e sembra applaudire come una folla entusiasta.

È dall’Italia che noi lanciamo per il mondo questo nostro manifesto di violenza travolgente e incendiaria col quale fondiamo oggi il FUTURISMO perché vogliamo liberare questo paese dalla sua fetida cancrena di professori, d’archeologi, di ciceroni e d’antiquari. Già per troppo tempo l’Italia è stata un mercato di rigattieri. Noi vogliamo liberarla dagli innumerevoli musei che la coprono tutta di cimiteri.

T. Marinetti – Manifesto del Futurismo - 1909

Canzone – Far Finta Di Essere Sani (1973 - G. Gaber – S. Luporini)

Vivere non riesco a vivere
Ma la mente mi autorizza a credere
Che una storia mia, positiva o no,
È qualcosa che sta dentro la realtà.

Nel dubbio mi compro una moto
Telaio e manubrio cromato
Con tanti pistoni, bottoni e accessori più strani
Far finta di essere sani, far finta di essere...

Insieme a una donna normale
Che riesce anche ad esser fedele
Comprando collane, sottane e creme per mani
Far finta di essere sani, far finta di essere...

Liberi, sentirsi liberi
Forse per un attimo è possibile
Ma che senso ha se è cosciente in me
La misura della mia inutilità ?

Per ora rimando il suicidio
E faccio un gruppo di studio
Le masse, la lotta di classe, i testi gramsciani
Far finta di essere sani, far finta di essere...

Un uomo con tanta energia
Che va a realizzarsi in india o in turchia
Il suo salvataggio è un viaggio in luoghi lontani
Far finta di essere sani, far finta di essere...

Vanno tutte le coppie vanno,
Vanno la mano nella mano,
Vanno, anche le cose vanno
Vanno, migliorano piano piano

Le fabbriche, gli ospedali,
Le autostrade e gli asili comunali
E vedo bambini cantare
In fila li portano al mare,
Non sanno se ridere o piangere e batton le mani
Far finta di essere sani
Far finta di essere sani
Far finta di essere sani...

Lettura

Questi problemi sono intimamente legati alla cultura dello scarto, che colpisce tanto gli esseri umani esclusi quanto le cose che si trasformano velocemente in spazzatura. Rendiamoci conto, per esempio, che la maggior parte della carta che si produce viene gettata e non riciclata. Stentiamo a riconoscere che il funzionamento degli ecosistemi naturali è esemplare : le piante sintetizzano sostanze nutritive che alimentano gli erbivori ; questi a loro volta alimentano i carnivori, che forniscono importanti quantità di rifiuti organici, i quali danno luogo a una nuova generazione di vegetali. Al contrario, il sistema industriale, alla fine del ciclo di produzione e di consumo, non ha sviluppato la capacità di assorbire e riutilizzare rifiuti e scorie. Non si è ancora riusciti ad adottare un modello circolare di produzione che assicuri risorse per tutti e per le generazioni future, e che richiede di limitare al massimo l’uso delle risorse non rinnovabili, moderare il consumo, massimizzare l’efficienza dello sfruttamento, riutilizzare e riciclare. Affrontare tale questione sarebbe un modo di contrastare la cultura dello scarto che finisce per danneggiare il pianeta intero, ma osserviamo che i progressi in questa direzione sono ancora molto scarsi.

Dall’Enciclica “Laudato Sii” – Papa Francesco

Lettura

Cerchiamo di visualizzare per un momento l’economia industriale come una sequenza di nastri trasportatori. Un nastro che trasporta materiali ed energia dai paesi ricchi in risorse naturali ai giganti della produzione industriale, per esempio, la Cina, e poi spinga i prodotti finiti verso gli Stati Uniti, l’Europa, e altri mercati dove vengono usati, gettati e rimpiazzati. Mentre questa immagine figurativa è un’esagerazione, essa cattura bene l’essenza del modello di produzione "lineare" che ha dominato il mondo produttivo fin dalla rivoluzione industriale. [...].

L’economia circolare sostituisce un assunto (la consumabilità) con un altro : la riutilizzabilità. Essenzialmente, cerca di allontanarsi dal sistema "prendi, produci, consuma" progettando e ottimizzando i prodotti per cicli ripetuti di uso e riutilizzo. [...].

Siccome il ripristino è l’assunto di base dell’economia circolare, il ruolo del "consumatore" è sostituito da quello di "utilizzatore". Per le compagnie produttrici di beni questo comporta un modo diverso di affrontare il contratto implicito tra esse ed i loro clienti. Ad esempio, in un’economia lineare di tipo "compra-e-consuma, l’obiettivo è vendere il prodotto. Per esempio, in un’economia circolare potrebbe essere quello di affittare il prodotto, per assicurarsi che i suoi componenti e materiali vengano restituiti per il loro futuro riutilizzo. Qualora i prodotti possano essere solamente venduti, le Compagnie potrebbero creare sistemi per incentivare o garantire la loro restituzione per il loro riutilizzo. Mentre questo potrebbe sembrare altamente utopistico, molte aziende stanno già mettendolo in pratica : Renault, Pampers, H&M, Desso, Aquafil, Ricoh, Philips, Veolia, etc. Oltre il bene del mondo, ci sono in ballo opportunità di business per oltre mille miliardi di dollari/anno.

McKinsey – Studio Sull’Economia Circolare - 2014

Canzone – Ci Vuole Un Fiore (1974 - S. Endrigo)

Le cose d’ogni giorno
Raccontano segreti
A chi le sa guardare ed ascoltare
- Per fare un tavolo ci vuole il legno
Per fare il legno ci vuole l’albero
Per fare l’albero ci vuole il seme
Per fare il seme ci vuole il frutto
Per fare il frutto ci vuole un fiore
Ci vuole un fiore ci vuole un fiore
Per fare un tavolo ci vuole un fiore
- Per fare un fiore ci vuole un ramo
Per fare il ramo ci vuole l’albero
Per fare l’albero ci vuole il bosco
Per fare il bosco ci vuole il monte
Per fare il monte ci vuol la terra
Per far la terra ci vuole un fiore
Per fare tutto ci vuole un fiore
- Per fare un tavolo ci vuole il legno
Per fare il legno ci vuole l’albero
Per fare l’albero ci vuole il seme
Per fare il seme ci vuole il frutto
Per fare il frutto ci vuole un fiore
Ci vuole un fiore ci vuole un fiore
Per fare tutto ci vuole un fiore
Lettura

L’acqua potabile e pulita rappresenta una questione di primaria importanza, perché è indispensabile per la vita umana e per sostenere gli ecosistemi terrestri e acquatici. Le fonti di acqua dolce riforniscono i settori sanitari, agropastorali e industriali. La disponibilità di acqua è rimasta relativamente costante per lungo tempo, ma ora in molti luoghi la domanda supera l’offerta sostenibile, con gravi conseguenze a breve e lungo termine. Grandi città, dipendenti da importanti riserve idriche, soffrono periodi di carenza della risorsa, che nei momenti critici non viene amministrata sempre con una adeguata gestione e con imparzialità. La povertà di acqua pubblica si ha specialmente in Africa, dove grandi settori della popolazione non accedono all’acqua potabile sicura, o subiscono siccità che rendono difficile la produzione di cibo. In alcuni Paesi ci sono regioni con abbondanza di acqua, mentre altre patiscono una grave carenza.

Un problema particolarmente serio è quello della qualità dell’acqua disponibile per i poveri, che provoca molte morti ogni giorno. Fra i poveri sono frequenti le malattie legate all’acqua, incluse quelle causate da microorganismi e da sostanze chimiche. La dissenteria e il colera, dovuti a servizi igienici e riserve di acqua inadeguati, sono un fattore significativo di sofferenza e di mortalità infantile. Le falde acquifere in molti luoghi sono minacciate dall’inquinamento che producono alcune attività estrattive, agricole e industriali, soprattutto in Paesi dove mancano una regolamentazione e dei controlli sufficienti. Non pensiamo solamente ai rifiuti delle fabbriche. I detergenti e i prodotti chimici che la popolazione utilizza in molti luoghi del mondo continuano a riversarsi in fiumi, laghi e mari.

Mentre la qualità dell’acqua disponibile peggiora costantemente, in alcuni luoghi avanza la tendenza a privatizzare questa risorsa scarsa, trasformata in merce soggetta alle leggi del mercato. In realtà, l’accesso all’acqua potabile e sicura è un diritto umano essenziale, fondamentale e universale, perché determina la sopravvivenza delle persone, e per questo è condizione per l’esercizio degli altri diritti umani. Questo mondo ha un grave debito sociale verso i poveri che non hanno accesso all’acqua potabile, perché ciò significa negare ad essi il diritto alla vita radicato nella loro inalienabile dignità. Questo debito si salda in parte con maggiori contributi economici per fornire acqua pulita e servizi di depurazione tra le popolazioni più povere. Però si riscontra uno spreco di acqua non solo nei Paesi sviluppati, ma anche in quelli in via di sviluppo che possiedono grandi riserve. Ciò evidenzia che il problema dell’acqua è in parte una questione educativa e culturale, perché non vi è consapevolezza della gravità di tali comportamenti in un contesto di grande inequità.

Una maggiore scarsità di acqua provocherà l’aumento del costo degli alimenti e di vari prodotti che dipendono dal suo uso. Alcuni studi hanno segnalato il rischio di subire un’acuta scarsità di acqua entro pochi decenni se non si agisce con urgenza. Gli impatti ambientali potrebbero colpire miliardi di persone, e d’altra parte è prevedibile che il controllo dell’acqua da parte di grandi imprese mondiali si trasformi in una delle principali fonti di conflitto di questo secolo.

Dall’Enciclica “Laudato Sii” – Papa Francesco

Lettura

Sta nella nuvola e nel pozzo,
Nella neve e nella noce di cocco,
Negli occhi e nel fiume,
Nell’arcobaleno e nel lago,
Nel ghiaccio e nel vapore della pentola sul fuoco,
Nella bocca.
È la maggioranza della superficie.
È la maggioranza del corpo.
Una persona è acqua che cammina,
Dall’acqua di placenta all’acqua del sudario.
In ebraico è plurale, màim, acque.
In francese è una vocale sola, eau, ô.
In greco e in tedesco è neutra.
In russo e nelle latine è femminile.
Dal fondo del pozzo avverte il terremoto
Fa tremare il ramo scortecciato in mano al rabdomante.
La sua avventura chimica è prodigio, ossigeno più idrogeno,
Ad accostarli, esplodono.
Spegne fuoco, anche quello dei vulcani
Fa il pane, fa la pasta.
È nel bianco e nel rosso dell’uovo. È nella sua buccia.
È nella carta e nel vino, nelle ciliege e nelle comete.
Chi la spreca verrà assetato.
Ho visto città al buio andare coi secchi al fiume,
ho visto Mostar e Belgrado.
Ho visto il Danubio avvelenato dalle rovine di Pancevo.
Chi sporca l’acqua verrà sporcato.
Secondo Geremia la voce di Dio è chiasso di acque nei cieli.
Giusta sarà la sorpresa di chi ascolterà la prima domanda, appena morto : « Quant’acqua hai versato ? ».
Ognuno di noi sarà pesato a gocce.
Erri De Luca – Notizie Sull’Acqua - 2003

Canzone – Acque (1994 - F. Guccini)

L’acqua che passa fra il fango di certi canali
Tra ratti sapienti e pneumatici e ruggine e vetri
Chissà se è la stessa lucente di sole o fanali
Che guardo oleosa passare rinchiusa in tre metri.
Si può stare ore a cercare se c’è in qualche fosso
Quell’acqua bevuta di sete o che lava te stesso
O se c’è nel suo correre un segno od un suo filo rosso
Che leghi un qualcosa a qualcosa, un pensiero a un riflesso.
Ma l’acqua gira e passa e non sa dirmi niente di gente, me, o di quest’aria bassa,
Ottusa e indifferente cammina e corre via lascia una scia e non gliene frega niente...
E cade su me che la prendo e la sento filtrare,
Leggera infeltrisce i vestiti e intristisce i giardini,
Portandomi odore d’ozono, giocando a danzare,
Proietta ricordi sfiniti di vecchi bambini,
Colpendo implacabile il tetto di lunghi vagoni,
Destando annoiato interesse negli occhi di un gatto,
Coprendo col proprio scrosciare lo spacco dei tuoni
Che restano appesi un momento nel cielo distratto.
E l’acqua passa e gira e colora e poi stinge, cos’è che mi respinge e che m’attira ;
Acqua come sudore, acqua fetida e chiara, amara senza gusto né colore.
Ma l’acqua gira e passa e non sa dirmi niente di gente, me, o di quest’aria bassa,
Ottusa e indifferente cammina e corre via lascia una scia e non gliene frega niente...
E mormora e urla, sussurra, ti parla, ti schianta,
Evapora in nuvole cupe rigonfie di nero
E cade e rimbalza e si muta in persona od in pianta
Diventa di terra, di vento, di sangue e pensiero.
Ma a volte vorresti mangiarla o sentirtici dentro,
Un sasso che l’apre, che affonda, sparisce e non sente,
Vorresti scavarla, afferrarla, lo senti che è il centro
Di questo ingranaggio continuo, confuso e vivente.
Acque del mondo intorno di pozzanghere e pianto, di me che canto al limite del giorno,
Tra il buio e la paura del tempo e del destino freddo assassino della notte scura.
Ma l’acqua gira e passa e non sa dirmi niente di gente, me, o di quest’aria bassa,
Ottusa e indifferente cammina e corre via lascia una scia e non gliene frega niente...
Lettura

Oggi riscontriamo la smisurata e disordinata crescita di molte città che sono diventati invivibili dal punto di vista della salute, non solo per l’inquinamento originato dalle emissioni tossiche, ma anche per il caos urbano, i problemi di trasporto e là inquinamento visto e acustico. Molte città sono grandi strutture inefficienti che consumano in eccesso acqua ed energia. Ci sono quartieri che, sebbene siano stati costruiti di recente, sono congestionati e disordinati, senza spazi verdi sufficienti. Non si addice ad abitanti di questo pianeta vivere sempre più sommersi da cemento, asfalto, vetro e metalli, provati del contro fisi con natura. In alcuni luoghi, rurali e urbani, la privatizzazione egli spazi ha reso difficile l’accesso dei cittadini a zone di particolare bellezza. Altrove si sono creati quartieri residenziali "ecologici" solo a disposizione di pochi, dove si fa in modo di vietare che altri entrino a disturbare una tranquillità artificiale. Spesso si trova una città bella e piena di spazi verdi ben curati in alcune zone "sicure", ma non altrettanto in altre meno visibili, dove vivono gli scarti della società.

Dall’Enciclica “Laudato Sii” – Papa Francesco

Lettura

Pèra colui che primo
- A le triste ozïose
Acque e al fetido limo
La mia cittade espose ;
E per lucro ebbe a vile

La salute civile.
- Certo colui del fiume
Di Stige ora s’impaccia
Tra l’orribil bitume,
Onde alzando la faccia

Bestemmia il fango e l’acque,
Che radunar gli piacque.
- Mira dipinti in viso
Di mortali pallori
Entro al mal nato riso
I languenti cultori ;
E trema o cittadino,
Che a te il soffri vicino.
- Io de’ miei colli ameni
Nel bel clima innocente

Passerò i dí sereni
Tra la beata gente,
Che di fatiche onusta
È vegeta e robusta.
- Qui con la mente sgombra,

Di pure linfe asterso,
Sotto ad una fresc’ombra
Celebrerò col verso
I villan vispi e sciolti
Sparsi per li ricolti ;

- E i membri non mai stanchi
Dietro al crescente pane ;
E i baldanzosi fianchi

De le ardite villane ;
E il bel volto giocondo

Fra il bruno e il rubicondo,
- Dicendo : Oh fortunate
Genti, che in dolci tempre
Quest’aura respirate
Rotta e purgata sempre

Da venti fuggitivi
E da limpidi rivi.
- Ben larga ancor natura
Fu a la città superba
Di cielo e d’aria pura :

Ma chi i bei doni or serba
Fra il lusso e l’avarizia
E la stolta pigrizia ?
- Ahi non bastò che intorno
Putridi stagni avesse ;

Anzi a turbarne il giorno
Sotto a le mura stesse
Trasse gli scelerati

Rivi a marcir su i prati
- E la comun salute

Sagrificossi al pasto
D’ambizïose mute,
Che poi con crudo fasto
Calchin per l’ampie strade
Il popolo che cade.


- A voi il timo e il croco
E la menta selvaggia
L’aere per ogni loco
De’ varj atomi irraggia,
Che con soavi e cari

Sensi pungon le nari.
- Ma al più de’ gran palagi
Là il fimo alto fermenta ;
E di sali malvagi
Ammorba l’aria lenta,

Che a stagnar si rimase
Tra le sublimi case.
- Quivi i lari plebei
Da le spregiate crete
D’umor fracidi e rei
Versan fonti indiscrete ;
Onde il vapor s’aggira ;
E col fiato s’inspira.
- Spenti animai, ridotti

Per le frequenti vie,

De gli aliti corrotti
Empion l’estivo die :
Spettacolo deforme

Del cittadin su l’orme !
- Né a pena cadde il sole

Che vaganti latrine
Con spalancate gole
Lustran ogni confine
De la città, che desta
Beve l’aura molesta.

- Gridan le leggi è vero ;
E Temi bieco guata :
Ma sol di sò pensiero
Ha l’inerzia privata.
Stolto ! E mirar non vuoi

Ne’ comun danni i tuoi ?
- Ma dove ahi corro e vago
Lontano da le belle
Colline e dal bel lago
E dalle villanelle,

A cui si’ vivo e schietto
Aere ondeggiar fa il petto ?
- Va per negletta via
Ognor l’util cercando

La calda fantasïa,

Che sol felice è quando
L’utile unir può al vanto
Di lusinghevol canto.
G.Parini – La Salubrietà dell’aria – 1759

Canzone – Un albero di trenta piani (1972 - A. Celentano)

Per la tua mania di vivere in una città
Guarda bene come ci ha conciati la metropoli
Belli come noi ben pochi sai ce n’erano
E dicevano quelli vengono dalla campagna.
Ma ridevano si spanciavano già sapevano
Che saremmo ben presto anche noi
Diventati come loro.
Tutti grigi
Come grattacieli con la faccia di cera
Con la faccia di cera
È la legge di questa atmosfera
Che sfuggire non puoi
Fino a quando tu vivi in città.
Nuda sulla pianta prendevi il sole con me
E cantavano per noi sui rami delle allodole.
Ora invece qui nella città i motori
Delle macchine già ci cantano la marcia funebre.
E le fabbriche ci profumano anche l’aria
Colorandoci il cielo di nero che odora di morte.
Ma il Comune
Dice che però la città è moderna
Non ci devi far caso
Se il cemento ti chiude anche il naso
La nevrosi è di moda
Chi non l’ha ripudiato sarà.
Ahi, ah non respiro più mi sento che soffoco un po’
Sento il fiato che va giù, va giù e non viene su
Vedo solo che qualcosa sta nascendo
Forse è un albero, sì è un albero di trenta piani.
Lettura

Molte cose devono riorientare la propria rotta, ma prima di tutto è l’umanità che ha bisogno di cambiare. Manca la coscienza di un’origine comune, di una mutua appartenenza e di un futuro condiviso da tutti. Questa consapevolezza di base permetterebbe lo sviluppo di nuove convinzioni, nuovi atteggiamenti e stili di vita. Emerge così una grande sfida culturale, spirituale ed educativa che implicherà lunghi processi di rigenerazione.

Dal momento che il mercato tende a creare un meccanismo consumistico compulsivo per piazzare i suoi prodotti, le persone finiscono con l’essere travolte dal vortice degli acquisti e delle spese superflue. Il consumismo ossessivi è il riflesso soggettivo del paradigma tecno-economico. Accade ciò che già segnalava Romano Guardini : l’essere umano “accetta gli oggetti ordinari e le forme consuete della vita cosi come gli sono imposte dai piani razionali e dalle macchine normalizzate e, nel complesso, lo fa con l’impressione che tutto questo sia ragionevole e giusto”.

Tale paradigma fa credere a tutti che sono liberi finché conservano una pretesa di libertà di consumare, quando in realtà coloro che possiedono la libertà sono quelli che fanno parte della minoranza che detiene il potere economico e finanziario. In questa confusione, l’umanità post-moderna non ha trovato una nuova comprensione di sé stessa che possa orientarla, e questa mancanza di identità si vive con angoscia. Abbiamo troppi mezzi per scarsi e rachitici fini.

La situazione attuale del mondo « provoca un senso di precarietà e di insicurezza, che a sua volta favorisce forme di egoismo collettivo. Quando le persone diventano autoreferenziali e si isolano nella loro coscienza, accrescono la propria avidità. Più il cuore della persona è vuoto, più ha bisogno di oggetti da comprare, possedere e consumare. In tale contesto non sembra possibile che qualcuno accetti che la realtà gli ponga un limite. In questo contesto non esiste nemmeno un vero bene comune. De tale è il tipo di soggetto che tende a predominare in una società, le norme saranno rispettate solo nella misura in cui non contraddicano le proprie necessità.

Eppure, non tutto è perduto, perché gli esseri umani, capaci di degradarsi fino all’estremo, possono anche superarsi, ritornare a scegliere il bene e rigenerarsi, al di là di qualsiasi condizionamento psicologico e sociale che venga loro imposto. Sono capaci di guardare a sé stessi con onestà, di far emergere il proprio disgusto e di intraprendere nuove strade verso la vera libertà Non esistono sistemi che annullino completamente l’apertura al bene, alla verità e alla bellezza, né la capacità di reagire, che Dio continua a incoraggiare dal profondo dei nostri cuori. Ad ogni persona di questo mondo chiedo di non dimenticare questa sua dignità che nessuno a diritto di toglierle.

Dall’Enciclica “Laudato Sii” – Papa Francesco

Lettura

Un giorno sul diretto Capranica - Viterbo
vidi salire un uomo con un orecchio acerbo.
Non era tanto giovane, anzi era maturato
tutto, tranne l’orecchio, che acerbo era restato.
Cambiai subito posto per essergli vicino
e potermi studiare il fenomeno per benino.
Signore gli dissi dunque, lei ha una certa età
di quell’orecchio verde cosa se ne fa ?
Rispose gentilmente : Dica pure che sono vecchio
di giovane mi è rimasto soltanto quest’orecchio.
è un orecchio bambino, mi serve ora per capire
le voci che i grandi non stanno mai a sentire.
Ascolto quel che dicono gli alberi, gli uccelli,
le nuvole che passano, i sassi, i ruscelli.
Capisco anche i bambini quando dicono cose
che a un orecchio maturo sembrano misteriose.
Così disse il signore con un orecchio acerbo
quel giorno, sul diretto Capranica - Viterbo
Gianni Rodari - 1979

Canzone - Dio è Morto (1988 - F. Guccini)

Ho visto la gente della mia età andare via
lungo le strade che non portano mai a niente
cercare il sogno che conduce alla pazzia
nella ricerca di un qualcosa che non trovano nel mondo che hanno già
lungo le strade che dal vino son bagnate
dentro alle stanze da pastiglie trasformate
lungo alle nuvole di fumo del mondo fatto di città
essere contro ed ingoiare la nostra stanca civiltà, 
è un Dio che è morto
ai bordi delle strade Dio è morto
nelle auto prese a rate Dio è morto
nei miti dell’estate Dio è morto.
Mi han detto che questa mia generazione ormai non crede
in ciò che spesso è mascherato con la fede
nei miti eterni della patria e dell’eroe
perché è venuto ormai il momento di negare tutto ciò che è falsità
le fedi fatte di abitudine e paura
una politica che è solo far carriera
il perbenismo interessato la dignità fatta di vuoto
l’ipocrisia di chi sta sempre con la ragione e mai col torto
è un Dio che è morto
nei campi di sterminio Dio è morto
coi miti della razza Dio è morto
con gli uomini di partito Dio è morto.
Ma penso che questa mia generazione è preparata
ad un mondo nuovo e a una speranza appena nata
ad un futuro che ha in mano a una rivolta senza armi
perchè noi tutti ormai sappiamo che se Dio muore è per tre giorni 
e poi risorge in ciò che noi crediamo Dio è risorto
in ciò che noi vogliamo Dio è risorto
nel mondo che faremo Dio è risorto.
Lettura

La maggior parte dei bisogni che oggi prevalgono, il bisogno di rilassarsi, di divertirsi, di comportarsi e di consumare in accordo con gli annunci pubblicitari, di amare e odiare ciò che altri amano e odiano, appartengono alla categoria dei falsi bisogni. I controlli sociali esigono che si sviluppi il bisogno ossessivo di produrre e consumare lo spreco ; il bisogno di lavorare sino all’istupidimento, quando ciò non è più una necessità reale ; il bisogno di modi di rilassarsi che alleviano e prolungano tale istupidimento ; il bisogno di mantenere libertà ingannevoli come la libera concorrenza a prezzi amministrati, una stampa libera che si censura da sola, la scelta libera tra marche e aggeggi vari. Sotto il governo di un tutto repressivo, la libertà può essere trasformata in un possente strumento di dominio. Non è l’ambito delle scelte aperte all’individuo il fattore decisivo nel determinare il grado di libertà umana, ma che cosa può essere scelto e che cosa è scelto dall’individuo. La libera scelta tra un’ampia varietà di beni e servizi non significa libertà se questi beni e servizi alimentano i controlli sociali su una vita di fatica e di paura, se, cioè, alimentano l’alienazione. E la riproduzione spontanea da parte dell’individuo di bisogni che gli sono stati imposti non costituisce una forma di autonomia : comprova soltanto l’efficacia dei controlli. Le persone si riconoscono nelle loro merci ; trovano la loro anima nella loro automobile, nel giradischi ad alta fedeltà, nella casa a due livelli, nell’attrezzatura della cucina. Lo stesso meccanismo che lega l’individuo alla sua società è mutato, e il controllo sociale è radicato nei nuovi bisogni che esso ha prodotto.

da H. Marcuse, “L’uomo a una dimensione”, Einaudi, Torino 1967

Lettura

Sembrerebbe che l’avere costituisca una normale funzione della nostra esistenza, nel senso che, per vivere, dobbiamo avere oggetti. Inoltre dobbiamo avere cose per poterne godere. In una cultura nella quale la meta suprema sia l’avere - e anzi l’avere sempre più - e in cui sia possibile parlare di qualcuno come una persona che ’vale un milione di dollari’, come può esserci un’alternativa tra avere e essere ? Si direbbe, al contrario, che l’essenza vera dell’essere sia l’avere ; che se uno non ha nulla, non è nulla...

L’atteggiamento implicito nel consumismo è quello dell’inghiottimento del mondo intero. Il consumatore è un eterno lattante che strilla per avere il poppatoio... Consumare è una forma dell’avere, forse quella più importante per l’odierna società industriale opulenta. Il consumo ha caratteristiche ambivalenti : placa l’ansia perchè ciò che uno ha non può essergli ripreso ; ma impone anche che il consumatore consumi sempre di più, dal momento che il consumo precedente ben presto perde il suo carattere gratificante. I consumatori moderni possono etichettare sè stessi con questa formula : io sono = ciò che ho e che consumo.

da Fromm, "Avere o essere", Mondadori, 1977

Canzone – Io Come Persona (1994 - G. Gaber, S. Luporini)

In un tempo di rassegnata decadenza
serpeggia la paura nascosta dall’indifferenza.
In un tempo così caotico e corrotto
in cui da un giorno all’altro ci può succedere di tutto.
In un tempo esasperato e incongruente
con tanta, tanta informazione che alla fine uno non sa niente.
In un tempo tremendo in ogni parte del mondo
In un tempo dove il mito occidentale
nel momento in cui stravince è nella crisi più totale.
In un tempo che è forse peggio di una guerra
dove gli ordigni nucleari pian piano invadono la terra.
In un tempo dove milioni di persone
si massacrano tra loro e non sappiamo la ragione.
Io come persona, io come persona
io come persona, completamente fuori dalla scena
io come donna o uomo, che non avverte più nessun richiamo
io che non capisco, e che non riesco a valutare e a credere
io che osservo il tutto, con il sospetto di non sceglier mai,
di non sceglier mai, di non sceglier mai…
In un tempo sempre più ostile allo straniero
tutti i popoli del mondo stanno premendo sull’Impero.
In un tempo indaffarato e inconcludente
si alza minaccioso il sole rosso dell’oriente.
In un tempo senza ideali né utopia
dove l’unica salvezza è un’onorevole follia.
In un tempo tremendo in ogni parte del mondo
In un tempo dove tutto ti sovrasta
e qualsiasi decisione passa sopra la tua testa.
In un tempo dove il nostro contributo
la nostra vera colpa è solamente un voto.
In un tempo che non ti lascia via d’uscita
dove il destino o qualcuno ha nelle mani la tua vita…
Io come persona, io come persona
io coi miei sentimenti, coi miei traguardi quasi mai raggiunti
io con la mia fede che si disperde in infinite strade
io, stordito e spento, con lo sgomento di dover assistere
io, confuso e vuoto, e rassegnato a non schierarmi mai
a non schierarmi mai, a non schierarmi mai…
In un tempo tremendo piano piano ti allontani dal mondo, ma con fatica, senza arroganza, come un uomo sconfitto che riesce a vivere solo rifugiandosi nel suo piccolo mondo. Ma la salvezza personale non basta a nessuno. E la sconfitta è proprio quella di avere ancora la voglia di fare qualcosa e di sapere con chiarezza che non puoi fare niente. È lì che si muore, fuori e dentro di noi. Sei come un individuo innocuo, senza giudizi e senza idee. E se non ti si ferma il cuore è perché il cuore non ha mai avuto la pretesa di pensare. Sei come un individuo impoverito e trasportato al capolinea, un individuo sempre più smarrito e più impotente, un uomo al termine del mondo, ai confini del più niente.
Ma io ci sono, io ci sono
io come persona ci sono, io come persona ci sono ancora
io coi miei sentimenti ci sono, io coi miei sentimenti ci sono ancora
io con la mia rabbia ci sono, io con la mia rabbia ci sono ancora
io con la mia voglia di cambiare ci sono,
io con la mia voglia di cambiare ci sono ancora.
Io ci sono, io ci sono
io come persona ci sono, io come persona ci sono ancora
io con le mie forze ci sono, io con le mie forze ci sono ancora
io con la mia fede ci sono, io con la mia fede ci sono ancora
io come donna o uomo ci sono, io come donna o uomo ci sono ancora.
Io ci sono, io ci sono
io come persona ci sono, io come persona ci sono
io come persona ci sono, io come persona ci sono,
ci sono, ci sono, ci sono.
Preghiera del Papa

Dio Onnipotente, che sei presente in tutto l’universo

e nella più piccola delle tue creature

Tu che circondi con la tua tenerezza

tutto quanto esiste, riversa in noi la forza del tuo amore

affinché ci prendiamo cura della vita e della bellezza.

Innondaci di pace, perché viviamo come fratelli e sorelle senza nuocere a nessuno.

O Dio dei poveri,

aiutaci a riscattare gli abbandonati e i dimenticati di questa terra

che tanto valgono ai tuoi occhi.

Risana la nostra vita,

Affinché proteggiamo il mondo e non lo deprediamo, affinché seminiamo bellezza

e non inquinamento e distruzione.

Tocca i cuori di quanti cercano solo vantaggi

a spese dei poveri e della terra.

Insegnaci a scoprire il valore di ogni cosa,

a contemplare con stupore,

a riconoscere che siamo profondamente uniti

con tutte le creature

nel nostro cammino verso la tua luce infinita.

Grazie perché sei con noi tutti I giorni.

Sostienici, per favore, nella lotta per la giustizia, l’amore e la pace.

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